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San Leonardo Murialdo 2018-06-28T09:41:36+00:00

Leonardo Murialdo nacque a Torino il 26 ottobre 1828 da Leonardo Franchino Murialdo, agente di cambio, e da Teresa Rho, penultimo di nove figli.

I genitori appartenevano ambedue a famiglie della ricca borghesia. Dopo la morte prematura del padre, avvenuta nel 1833, la madre affidò l’educazione dei due figli maschi ai Padri Scolopi presso il Reale Collegio delle Scuole Pie di Savona. Lì Leonardo rimase dal 1836 al 1843: per tutta l’infanzia e la prima adolescenza di quest’orfano di padre, gli Scolopi costituiranno, quindi, l’unica figura di paternità concretamente incontrata. Gli ultimi mesi di permanenza in collegio sono segnati da una profonda crisi: essa portò il Murialdo ad uno sbandamento psicologico, morale e soprattutto religioso, che avrà un peso decisivo nel cammino di tutta la sua esistenza.

Leonardo stava frequentando il primo anno di retorica, aveva quattordici anni e viveva perciò l’età difficile e critica della pubertà. È un adolescente che subisce violenza, che è costretto a perdere la propria serenità e fiducia, ad abdicare alla propria identità personale. Da uno sbandamento originariamente psicologico è poi passato a quello morale e religioso. In particolare si ribellò a quel Dio che sentiva di non essere più capace di servire nell’osservanza fedele dei comandamenti e gli divenne pesante e penoso l’accostarsi ai sacramenti. Passati lunghi mesi di sofferenza, fu costretto a lasciare il collegio divenuto per lui, anche per causa sua, ambiente soffocante e micidiale. L’esperienza da lui fatta di abbandono di Dio e del suo amore misericordioso lo accompagnerà per tutta la vita e costituirà il punto centrale, focale, della sua spiritualità, principio generatore del cammino spirituale successivo.

A partire da quel dramma vissuto con angoscia e attraverso progressive trafile, tra le quali la liberatoria confessione generale (1843) e l’impensata vocazione allo stato sacerdotale (1844), egli giunse a riscoprire e sperimentare Dio come Amore, come carità che raggiunge la singola ed individua persona. Sbocciò così nel Murialdo il bisogno di rispondere personalmente a questo amore e costituirà per lui molla per dedicare la vita a promuovere, specie tra le persone più bisognose, questa rivelazione e il correlativo incontro con l’amore di Dio per gli uomini: tutti fragili, emarginati ed orfani. L’assunzione del sacerdozio è, dunque, vista come il modo di essere compiutamente testimone della propria fede, per essere autenticamente e completamente cristiano.

La scelta del Murialdo fu subito per un servizio pastorale alla figura dell’adolescente emarginato, senza guida, solo. Sulla scia del suo cammino spirituale di riscoperta del vero volto di Dio, spinto dal desiderio di promuovere questo ritrovato amore specie tra i più bisognosi, si consacrò subito all’educazione morale e religiosa dei giovani della periferia torinese, specialmente nell’

Oratorio dell’Angelo Custode, fondato da don Cocchi, e poi all’Oratorio san Luigi di cui, pregato da don Bosco che ne era il supervisore, fu direttore dal 1857 al 1865.
Si diede alla predicazione e formazione dei fedeli a questo amore, nessun pubblico escluso: giovani operai, studenti, giovane clero, religiosi e religiose.
Dopo 14 anni di sacerdozio il Murialdo decise di trascorrere un anno scolastico (1865-1866) a Parigi nel Seminario di san Sulpizio. Anche questo incontro con la Scuola Sulpiziana fu determinante non solo per il suo aggiornamento, specie nella teologia morale, ma soprattutto per la risposta alla ricerca di una riqualificazione professionale e percezione e radicazione dell’identità del suo ministero sacerdotale.

Rientrato a Torino fu chiamato a sostituire il teol. Berizzi alla direzione del Collegio Artigianelli, opera fondata da don Cocchi nel 1849, che accoglieva ragazzi orfani, abbandonati o provenienti dal carcere correzionale della “Generala”. Egli accettò, anche se con qualche difficoltà, soprattutto perché non si sentiva all’altezza di un compito che prevedeva l’assunzione, oltre che del carico pastorale, anche di quello derivante dal disastroso aggravio economico dell’Istituto. Gli parve però di vedere in tutto ciò una chiamata che rispondesse ai disegni della Provvidenza di Dio. Il Murialdo vi trascorse 34 anni: tutta un’esistenza di uomo, di sacerdote e di educatore, nonostante la situazione non fosse totalmente commisurata alla sua indole psicologica, alla sua provenienza sociale, alla sua preparazione culturale e spirituale.
Per dare continuità alla missione educativa, portò a maturazione l’idea di fondare una Congregazione religiosa e la attuò il 19 marzo 1873.

Accanto al compito di Rettore degli Artigianelli, per derivazione da esso, il Murialdo aggiunse quello non meno impegnativo di Fondatore e Superiore della Congregazione di san Giuseppe, con tutti i problemi connessi: codificazione legislativa, organizzazione, sviluppo, formazione dei membri, apertura di nuove opere.
Un altro dato saliente della spiritualità del Murialdo è, dunque, la sua vocazione alla vita religiosa. Come per la vocazione sacerdotale sembra di dover sottolineare in lui l’aspetto di risposta personale alla chiamata di Dio, alla scelta di Dio per lui e, corrispondentemente, il suo vivo desiderio di perfezione, di risposta all’opera divina. La vita religiosa, quindi, ha nel Murialdo anche una valenza eminentemente apostolica: nella risposta alla volontà di Dio egli ravvisava un modo concreto per vivere la fede nella carità verso chi aveva bisogno.

La priorizzazione di questa missione a favore della formazione cristiana dei fanciulli e degli adolescenti poveri non lo isolò da cure pastorali a raggio più vasto: oltre a questi impegni san Leonardo curò un’intensa attività in campo sociale, specialmente a favore degli operai. Istituì o promosse per loro organismi assistenziali, culturali e religiosi; presentò proposte a livello legislativo per la tutela del lavoro dei fanciulli; si interessò, con spirito aperto, ai problemi della Chiesa relativi alla “Questione Romana”, all’infallibilità del Papa, alla partecipazione dei cattolici alla vita politica, alla libertà di insegnamento, al catechismo nelle scuole.
In vista di promuovere la dimensione educativa e formativa da lui vissuta come qualificante del suo ministero presbiterale, volle confrontarsi con varie proposte educative, con varie esperienze pedagogiche. Per tutto ciò viaggiò molto in Italia e all’estero, tenendo contatti con celebri personalità del tempo.
Dal 1885 la sua salute fu minata da una serie di malattie bronchiali, di cui otto gravi, quindi indirizzò maggiormente la sua azione apostolica verso l’Opera Artigianelli e la Congregazione di san Giuseppe che stava espandendosi.

Quando morì, il 30 marzo 1900 a Torino, la sua figura spirituale era già recepta, la sua fama di santità già diffusa, la sua missione già riconosciuta. L’itinerario della canonizzazione, avvenuta il 3 maggio 1970 per bocca del Papa Paolo VI, doveva riuscire, infatti, relativamente rapido e senza particolari ostacoli od obiezioni.

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