Due monaci coltivavano rose.
Il primo si perdeva nella contemplazione della bellezza e del profumo delle sue rose.
Il secondo tagliava le rose più belle e le donava ai passanti.
“Ma che fai?” lo rimproverava il primo. “Come puoi privarti così della gioia e del profumo delle tue rose?”
“Le rose lasciano molto profumo sulle mani di chi le regala” rispose pacatamente il secondo.
Non sembra un po’ fuori tempo questo racconto? Non siamo mica a maggio, notoriamente chiamato mese delle rose?!
Può darsi. Ma le rose mi fanno pensare alla primavera, alla bella stagione, al rifiorire degli incontri, delle passeggiate, della vita comunitaria, delle novità che si aprono, del superamento dell’inverno e delle sue caratteristiche non sempre positive. Mi spinge a guardare la vita con maggior ottimismo e con la spinta a seminare e condividere il bene con chiunque, superando chiusure, egoismi, autoreferenzialità…
E mi ricorda una frase sottolineata spesso da Chiara Lubich: Non c’è spina senza rosa!
Il percorso della vita non è semplice, lineare, a volte è poco entusiasmante, a volte è doloroso e pesante, porta sacrificio e sofferenza…, ma al termine di tutto spunta la rosa, la gioia, la bellezza, il raggiungimento degli obiettivi, la pienezza della vita.
E mi piace ricordare il cammino spesso faticoso dei nostri accolti, i passaggi a volte cruciali, gli scontri con se stessi e con gli altri, le delusioni per gli errori fatti e la fatica di riprendere con coraggio e fiducia il cammino…
Ma teniamo presente anche il nostro cammino di educatori non sempre facile, a volte esausto, arrabbiato, intriso di delusioni, ma aperto a nuove speranze…
Per tutti, accolti ed educatori, un augurio di grande respiro che superi l’ansia, una boccata d’ossigeno di speranza e di fiducia: la bellezza della rosa ci aspetta! Non vinceremo forse la medaglia d’oro (e perché no?), ma siamo consci di aver fatto una bella gara, di aver dato tutto quello che potevamo, fino al massimo di noi stessi: Grazie a Dio!
don Marco Demattè




