Sono passati quasi due mesi dall’inizio della scuola e con essa, anche il ritorno all’organizzazione scolastica ai nostri centri!
Riaffiorano i racconti, come le emozioni, di ritrovare gli stessi volti noti e la curiosità di conoscere chi avrà voglia di venirci a trovare.
Ed anche se ci si conosce già, la gioia di accogliere e ritrovarsi è la stessa, se non doppia, perché da conferma che quel legame, nato mesi prima, non si è sciolto.
Ed il nostro compito, affinché tutti abbiano piacere di rimanere con noi è proprio quello di saper cogliere e custodire quel legame.
Allo stesso modo, una nuova presenza al centro ci fa cogliere nuove personalità e, di conseguenza, nuovi significati.
Se c’è una cosa che mi hanno ricordato queste settimane è che accogliere significa poter dare spazio affinché ogni minore che entra al centro possa sentirsi libero di esprimersi, dando voce alle sue capacità, alle sue fragilità e alle sue domande.
Ma l’accoglienza da sola, rimarrebbe una porta aperta su una stanza vuota se non fosse accompagnata dall’azione educativa del saper cogliere.
Cogliere è l’atto di accorgersi, anche nel caos dei compiti per la scuola, in una partita a calcio o durante un pranzo; è saper intuire il talento inespresso o nascosto dietro la timidezza, decifrare un silenzio o intuire una richiesta di aiuto non verbalizzata.
Solo quando impariamo a cogliere le diverse sfumature delle emozioni, senza pregiudizi o giudizi affrettati, siamo capaci di accoglierne l’essenza e raccoglierne l’insegnamento.
La routine quotidiana e la frenesia degli impegni rischiano di anestetizzare la nostra capacità di stupore portandoci erroneamente a catalogare i comportamenti anziché a darne significato.
La capacità di cogliere implica invece un rallentamento intenzionale, una sospensione del giudizio che permette all’altro di manifestarsi per ciò che è.
Ed è proprio in questo equilibrio tra il saper guardare oltre le apparenze che l’educazione sa essere efficace. Solo coltivando questa sensibilità i nostri centri diventano spazi dove ogni bambino o bambina, ragazzo o ragazza non si senta unicamente ospitato ma profondamente riconosciuto.
Anna, educatrice dei centri socio educativi territoriali C’entro Anch’io




