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Fare il tirocinio presso il Laboratorio per l’acquisizione dei pre-requisiti lavorativi “Villa Rizzi” della Comunità Murialdo Trentino Alto Adige IS per un Educatore Professionale è molto più di un percorso formativo. È un’esperienza immersiva, che mi sta insegnando non solo il mestiere, ma anche il valore della relazione, della pazienza e della crescita reciproca.

Ogni giornata è una scoperta, fatta di piccoli successi, momenti di difficoltà e tanta umanità.

Qui, il concetto di educazione non è solo teorico, ma si basa sul concetto del fare. Coltivare un campo, trasformare i prodotti, cucinare, prendersi cura di qualcosa di concreto e tante altre attività, hanno un valore educativo e mirano a far emergere capacità, autonomia e fiducia in se stessi.

Si impara tanto dai ragazzi. L’ambiente è accogliente, ma richiede pazienza e sensibilità.

Alcuni di loro sono chiusi in se stessi, altri si esprimono in modo più aperto, ma tutti hanno un grande bisogno di essere ascoltati e valorizzati.

L’educatore dunque diventa un punto di riferimento, colui che accompagna, che dà fiducia e allo stesso tempo stabilisce confini chiari.

Durante il tirocinio, uno degli insegnamenti più grandi che ho ricevuto è stato quello di lasciare spazio. In alcune situazioni, la tentazione di intervenire è forte, ma a volte è più utile fermarsi, osservare e dare ai ragazzi la possibilità di trovare da soli una soluzione.

È naturale voler intervenire per semplificare un compito o evitare un errore, ma ho capito che a volte l’errore è parte della crescita. L’educatore deve saper stare un passo indietro, creare un ambiente sicuro dove il ragazzo si senta libero di provare, sbagliare e migliorare.

Non è però sempre facile!

Ci sono giornate in cui c’è poca motivazione, rabbia e fatica. Ma ci sono anche quei momenti in cui vedi un sorriso, un gesto di fiducia, un piccolo cambiamento, una luce diversa negli occhi di qualcuno. E capisci che sei stato parte di qualcosa di importante.

La soddisfazione nel far parte di questa realtà è vedere che, giorno dopo giorno, la fiducia cresce, sia in te stesso che nei ragazzi.

Un altro aspetto che il tirocinio mi sta insegnando è la consapevolezza che non posso sempre avere tutte le risposte. E che va bene così.

Ci sono situazioni in cui non si può aggiustare tutto, in cui l’unica cosa che posso fare è esserci, ascoltare ed accettare che il cambiamento richiede tempo.

In un mondo abituato a risultati immediati, pensavo che il mio impatto dovesse essere visibile e concreto.

Qui al Laboratorio, invece, sto imparando che sono i piccoli passi quelli che fanno la differenza.

Un ragazzo che inizia a salutarti con più fiducia.

Una ragazza che prova a lavorare da sola senza chiedere aiuto.

Un momento di condivisione inaspettato.

Anche le cose che possono sembrare banali – come rispettare un orario, avere un compito preciso, seguire una routine e delle regole – per loro possono fare una grande differenza. La motivazione migliora, così come l’autostima, l’autonomia e la responsabilità.

Per concludere, anche l’educatore impara e cresce con i ragazzi.

Pensavo che il tirocinio fosse un modo per imparare a lavorare con realtà complesse, ma in realtà mi ha insegnato molto anche su me stessa.

Mi sta mettendo alla prova, costringendo a gestire situazioni nuove e difficili, a rivedere i miei schemi ed a capire che educare significa anche lasciarsi trasformare dall’incontro con l’altro, non tramite grandi rivoluzioni, ma con piccoli e importanti successi.

Teodora, tirocinante del corso di Laurea di Educazione Professionale