Durante il periodo estivo, abbiamo deciso di trasformare le giornate trascorse al centro in un’importante occasione di incontro, condivisione e crescita.
Per questo abbiamo scelto di dedicare particolare attenzione alla dimensione emotiva, attraverso un progetto educativo nato anche dai consigli e dai suggerimenti della neuropsichiatra dei servizi specialistici territoriali, con l’obiettivo di accompagnare i minori nella gestione delle crisi emotive, della rabbia e della frustrazione, sostenendoli anche nelle situazioni di separazione e nei momenti di maggiore difficoltà.
Il percorso è stato costruito attraverso il gioco, il movimento, la relazione e la creatività, strumenti semplici ma profondamente significativi per aiutare i bambini e i ragazzi a riconoscere ciò che provano e a trovare modalità per gestirlo.
Attraverso attività come il cerchio delle emozioni, la palla del presente e il filo invisibile, il palloncino della rabbia, ritorniamo al presente, l’onda delle emozioni, la matrioska delle emozioni, il movimento per regolare l’energia, abbiamo lavorato sul riconoscimento e sulla comprensione delle emozioni, sulla regolazione attraverso il corpo e sull’importanza del legame, creando al tempo stesso una struttura prevedibile capace di offrire sicurezza.
Dare alle emozioni un nome, un colore, una forma o un aspetto concreto ha permesso loro di trasformare sensazioni spesso confuse e travolgenti in qualcosa che potesse essere osservato, raccontato ed elaborato.
Il riscontro è stato molto positivo: i bambini e i ragazzi hanno partecipato con entusiasmo e coinvolgimento, raggiungendo progressivamente gli obiettivi proposti.
Il significato più profondo del progetto è proprio questo: non eliminare, né negare, né nascondere l’emozione, ma renderla visibile, comprensibile, affrontabile e risolvibile, ognuno con i propri strumenti a disposizione.
Una rabbia, una paura, una tristezza o una frustrazione possono smettere di essere vissute soltanto come un conflitto difficile da contenere e diventare invece una difficoltà con un nome, un colore e una forma. Attraverso questo percorso, ognuno di loro viene aiutato a tornare al presente, a guardarsi dentro e a scoprire che ciò che sente può essere accolto, compreso ed elaborato.
Meryem, educatrice del centro diurno socio pedagogico Allerlei




