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Dal 28 al 30 agosto scorsi si è svolta a San Giuseppe Vesuviano la Scuola Educatori Murialdo 2026, tre giornate intense di formazione, incontro e confronto nate con l’obiettivo fondamentale di stimolare l’ispirazione al rinnovamento.

È stata un’esperienza che ha visto ritrovarci insieme a collaboratori ed educatori giunti da diverse regioni d’Italia  e arricchita dalla presenza di ospiti ed esperienze internazionali provenienti da varie parti del mondo, tra cui il Brasile e l’Argentina.

Una preziosa pluralità di sguardi e contesti differenti, uniti dal desiderio di mettersi in gioco.

Al centro di questa tre giorni, guidati dal titolo «Da cosa nasce cosa…», vi è stata una profonda riflessione attorno ai concetti di trasformazione, cambiamento e rinnovamento.

Abbiamo condiviso quanto il cambiamento rappresenti un requisito indispensabile e ineludibile all’interno di un servizio educativo in continuo sviluppo, chiamato a evolvere sia al proprio interno sia nel dialogo costante con i mutamenti culturali e sociali che attraversano i contesti e i territori in cui operiamo.

L’itinerario formativo ha intrecciato momenti teorici, lavori di gruppo e un contatto vivo con gli assetti dei servizi sociali e comunitari del territorio. 

Particolarmente significativa è stata l’immersione nel contesto napoletano: al Rione Sanità siamo stati accompagnati da Diana, una ragazza del posto che ci ha raccontato la storia del quartiere e la straordinaria resilienza dei suoi giovani, protagonisti diretti di un processo di rigenerazione e cambiamento concreto attraverso interventi di ristrutturazione, attivazione di servizi comunitari e nuove proposte per le giovani generazioni insieme alla cooperativa “La Paranza”.

Ad accompagnare l’intera esperienza è stato il percorso formativo “Lasciamoci amare“, incentrato sul passaggio cruciale dalla semplice prestazione professionale alla vera Pedagogia dell’Amore di San Leonardo Murialdo.

Spesso chi lavora nell’ambito socio-educativo rischia di sentirsi schiacciato dal peso dei risultati, dalle emergenze e dal senso di responsabilità.

Il Murialdo ci invita a rovesciare questa prospettiva: prima di essere operatori o educatori, siamo persone chiamate per nome e immerse in una storia.

Il vero cambiamento non parte dal nostro sforzo individuale o da nuove formule tecniche, ma dalla consapevolezza e dalla certezza di essere amati e custoditi per primi.

Come emerso nei momenti di confronto e nelle risonanze di gruppo, la trasformazione educativa è la scoperta che, mentre ci prendiamo cura dei ragazzi e dei contesti in cui operiamo, qualcuno si sta prendendo cura di noi.

Incontrare e osservare da vicino queste nuove realtà territoriali si è rivelato un esercizio di grande valore: ci ha permesso di guardare con occhi diversi la nostra quotidianità, aiutandoci a cogliere ed apprezzare aspetti del nostro territorio che molto spesso diamo per scontati.

Torniamo a casa con il desiderio profondo di custodire questi insegnamenti e di condividere quanto appreso con le nostre comunità, portando questo spirito di rinnovamento nei nostri servizi di ogni giorno.

Elisabeta, educatrice di Laives